INTERVISTE A DAVID BLOW

Di seguito sono riportate una serie di interviste con David Blow che chiariscono l’origine del Taping NeuroMuscolare, i moduli di formazione attuali, i risultati della medicina basata sull’evidenza e gli sviluppi futuri per questa specifica metodologia di riabilitazione utilizzata in medicina.

Taping NeuroMuscolare per la riabilitazione post-chirurgica

Riabilitazione Medicina Fisica e Riabilitativa. Numero Speciale per il 47° Congresso SIMFER, Firenze Settembre 2019.

Il taping sta entrando rapidamente in ambito clinico-riabilitativo soprattutto nel post- traumatico e nel post-chirurgico. La terapia è di tipo biomeccanico, a efficacia immediata, non è invasiva ed è priva di effetti collaterali, ma è estremamente operatore-dipendente.

Taping elastico, taping anelastico, kinesiotaping, taping funzionale, taping neuromuscolare. Negli ultimi vent’anni il trattamento dei più comuni disturbi muscoloscheletrici con gli ormai popolari nastri adesivi dai colori sgargianti ha preso piede e conquistato visibilità soprattutto nell’ambito sportivo professionale, con le conseguenti mistificazioni e mitizzazioni e soprattutto con i prevedibili errori di interpretazione riguardo a fondamenti teorici, indicazioni e aspetti tecnici di questi strumenti fisioterapici.

Anche semplicemente dal punto di vista descrittivo l’argomento è penalizzato da un’ambiguità sostanziale: i termini citati, spesso usati come sinonimi, fanno in realtà riferimento a utilizzi del taping che sono del tutto differenti sia concettualmente che sul piano pratico e applicativo. Nella fattispecie, le denominazioni registrate Kinesiotaping e NeuroMuscular Taping corrispondono a due metodologie che non soltanto hanno origini molto distanti tra loro nello spazio e nel tempo la prima in Asia all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso ad opera del giapponese Kenzo Kase e la seconda in Europa all’inizio del 2000 ad opera dell’australiano David Leonard Blow – ma inoltre si fondano su argomentazioni fisiologiche diametralmente opposte.

Un tentativo di fare chiarezza è doveroso, soprattutto in con- siderazione del fatto che da qualche anno l’impiego del taping si sta spostando dal territorio delle prestazioni atleti- che a quello delle attività cliniche riabilitative. Ne parliamo proprio con David Leonard Blow, ideatore del NeuroMu- scular Taping (NMT) concept e fondatore nel 2003 a Roma, dove attualmente risiede, del NeuroMuscular Taping Insti- tute (www.tapingneuromuscolare.eu), un centro interamente dedicato alla formazione e alla ricerca clinica sulle varie applicazioni del taping neuromuscolare, fatta in collaborazione con ospedali, aziende sanitarie locali, università ed enti privati, in Italia e in diversi altri paesi del mondo.

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Il kinesiotaping, talvolta indicato con i termini di taping funzionale o di bendaggio neuromuscolare, è basato su un meccanismo di compres- sione che si ottiene applicando i tape con gradi di tensione variabili, dal 10 fino al 100% della lunghezza, allo scopo di far svolgere al materiale elastico una stimolazione concentrica sui tessuti sottostanti. Ha fondamentalmente una funzione di contenimento e quindi si presta a svolgere un’azione di immobilizzazione e stabilizzazione, utile in particolare nel contesto sportivo oppure in generale in alcune condizioni post-traumatiche.

Il taping neuromuscolare propriamente detto, di mia creazione, origina da un ragio- namento clinico di più ampia portata in quanto si basa, al contrario, su un meccanismo di decompressione, che si produce facendo aderire i tape in allungamento, con l’obiettivo di produrre nel distretto trattato una stimolazione eccentrica. L’azione decompressiva determina una dilatazione degli spazi interstiziali nei tessuti sottostanti, a diverse profondità a seconda della larghezza dei tape, con conseguente potenziamento del microcircolo e del drenaggio linfatico. Ha dunque un effetto principalmente decongestionante e, per così dire, prometabolico, favorevole in tutte le situazioni caratterizzate da un processo infiammatorio e/o degenerativo, che sia di origine traumatica o chirurgica oppure lega- to agli eventi fisiopatologici di una condizione morbosa.

Assolutamente sì. Anzi, nel determinare l’efficacia del taping la parola chiave è senz’altro “human skill”.

Rispetto allo strumento l’unico aspetto importante è che il tape sia di buona qualità a tale proposito io raccomando di utilizzare sempre un prodotto registrato al ministero della Salute come dispositivo medico non farmacologico – ma il risultato che si ottiene dipende esclusivamente dalla competenza specifica dell’operatore, vale a dire dalla sua capacità di scegliere la modalità di applicazione adatta al singolo caso, la sede da trattare, le dimensioni (lunghezza e larghezza) appropriate del tape, la durata del trattamento necessaria per ottenere e/o mantenere nel tempo l’azione terapeutica.

Tengo a sottolineare che proprio perché i presupposti teorici sono opposti, un taping scorretto può sortire un effetto che è esattamente il contrario di quello desiderato. Parlando di NMT, un elemento prioritario, evidente anche a prima vista, è l’assenza di tensione a livello del tape, il quale, se applicato correttamente in allungamento, deve, una volta riportato il distretto trattato in posizione normale, sollevare la cute in pliche, per poter generare decompressione e non, viceversa, compressione. Ne consegue che un taping teso laddove serve drenaggio e ossigenazione provocherà invece nei tessuti sottostanti maggiore congestione e ipossia.

È per questo motivo che la formazione, attraverso cor- si accreditati di vario livello, e auspicabilmente soprattutto presso le strutture pubbliche, ospedali e cliniche, è una delle mission principali del NMT Institute, che ad oggi solo in Italia ha certificato con i propri attestati 14.000 tra fisioterapisti, fisiatri e logopedisti.

In virtù del suo meccanismo di azione si può dire che il NMT ha indicazione ogniqualvolta la rimozione di liquidi in eccesso, sostanze proinfiammatorie e scarti metabolici e l’aumento dell’apporto di ossigeno e nutrienti possono favorire i processi di normalizzazione e riparazione dei tessuti.

Le applicazioni neuromusco- loscheletriche spaziano dalla traumatologia alla chirurgia protesica in ortopedia, dalla riabilitazione neuromotoria negli esiti di vasculopatia cerebrale alla terapia sintomatica o di mantenimento nelle forme croniche come la paralisi cerebrale infantile e nelle patologie neurodegenerative progressive come il Parkinson, la sclerosi multipla, la Sla o la Sma, oppure nelle condizioni malformative come il piede torto congenito, l’artrogriposi o la clinodattilia, dal trattamento antinfiammatorio e antidolorifico nelle patologie di pertinenza reumatologica come l’artrite reumatoide o la sclerosi sistemica a quello decontrat- turante nella lombalgia o nella distonia cervicale.

Inoltre la capacità propria del taping decompressivo di esercitare anche una stimolazione sensoriale, a livello dei recettori esterocettivi e propriocettivi, ne amplifica le potenzialità terapeutiche, rendendolo adatto in tutte le situazioni con deficit sensitivi di qualsiasi origine (vascolare, chirurgica, traumatica, ecc.) piuttosto che nei disordini posturali. Recentemente si sta verificando la validità del NMT anche nel miglioramento delle condizioni dei tessuti cutaneo e sottocutaneo, per esempio nella chirurgia ricostruttiva e nel tratta- mento delle cicatrici, delle ul- cere diabetiche e delle ustioni. Praticamente non ci sono limitazioni all’impiego del NMT, anche in combinazione con altri trattamenti fisioterapici, purché sia prescritto e realizzato in modo appropriato.

La prima fondamentale regola nel programmare il NMT è operare una distinzione tra fase acuta, fase post-acuta e fase funzionale, fissando obiettivi terapeutici diversi.

È ovvio che nel periodo immediatamente successivo a una lesione traumatica o a una procedura chirurgica il trattamento decompressivo-dilatatorio locale è controindicato, sia per la presenza di una soluzione di continuità della cute, in caso di trauma aperto o di intervento chirurgico, sia per il rischio emorragico. Ma possiamo in ogni caso attivare un protocollo fast track allo scopo di accelerare il ripristino delle condizioni più idonee al progetto riabilitativo: nella fase acuta è dunque opportuno applicare i tape prossimalmente rispetto alla sede del trauma o del sito chirurgico seguendo l’anatomia del sistema linfatico, in modo da favorirne la decongestione indirettamente. Ciò significa, per esempio, nel caso del ginocchio, applicare i tape a livello inguinale o nel caso della caviglia a livello del cavo popliteo, stendendoli fino a 5-10 cm dal sito chirurgico o traumatico. Nella fase post-acuta,quando i processi riparativi interni ed esterni sono ormai avviati, si può procedere all’applicazione anche in corrispondenza dell’area chirurgica o della lesione traumatica con tape sottili, fino a 1 cm, che lavorano in superficie riducendo l’infiammazione e favorendo gli eventi rigenerativi, da sostituire poi nella fase funzionale, caratterizzata da minore dolorabilità e da un grado già avanzato di mobilizzazione, con tape più larghi, fino a 5 cm, che lavorano più in profondità.

Il NMT è una terapia biomeccanica, non invasiva e priva di effetti collaterali, fatta eccezione per eventuali reazioni allergiche alla sostanza adesiva dei nastri o idiosincrasiche, ma va utilizzato in un’ottica di responsabilità medico-sanitaria. Quindi l’applicazione devessere evitata in alcune circostanze: in sedi con accertati o sospetti fenomeni emorragici o trombotici; a livello di un sito chirurgico o di una lesione traumatica in fase acuta; sull’addome in caso di sanguinamento gastrico o intestinale, in presenza di fibromi uterini e nell’immediato post partum; in stretta prossimità con localizzazioni neoplastiche cutanee o profonde e in generale, in via precauzionale, in pazienti con malattia tumorale non ben controllata; in soggetti con infezioni batteriche o virali in atto.

Eventuali effetti avversi o insuccessi terapeutici del NMT sono pressoché sempre da imputare a errori nella prescrizione del trattamento o nell’applicazione dei tape.

Da parte degli operatori c’è un crescent interesse verso le potenzialità del NMT via via che se ne studiano in modo sistematico le possibili applicazioni. La domanda di formazione è alta, compatibilmente con le risorse economiche delle strutture, e l’offerta è variegata, anche se non sempre di livello qualitativo idoneo: per acquisire conoscenza teorica, capacità prescrittiva e abilità tecnica nel NMT non basta un corso di poche ore.

Da parte dei pazienti c’è talora una reazione di scetticismo, che tuttavia viene facilmente superata quando il taping, proposto e attuato da un operatore esperto, incomincia a produrre rapidamente i primi benefici. L’efficacia immediata, infatti, è una caratteristica di questo trattamento.

David Blow e il Taping NeuroMuscolare per il Pilates

INTERVISTE  STAY PILATES Sett 30, 2019

David Blow è il fondatore e il presidente dell’Istituto di Taping NeuroMuscolare, con sede a Roma, New York, Jakarta e a Buenos Aires. È un istruttore internazionale di taping neuromuscolare con trent’anni di esperienza terapeutica nella riabilitazione, compresa la formazione in Australia, Cina, Giappone ed italia. Nel 2003 ha sviluppato l’innovativo concetto di Taping NeuroMuscolare (NMT), che è diventato molto conosciuto nel tempo creando cambiamenti significativi nel campo della riabilitazione medica.

David terrà un corso per insegnanti Pilates a Roma iniziando dal 2019 sull’utilizzo del Taping NeuroMuscolare in ambito funzionale integrato al Pilates e abbiamo voluto approfondire questa tematica che si è affacciata in questi ultimi anni anche nel mondo Pilates.

ARTICOLO STAY PILATES

http://www.staypilates.com/david-blow-e-il-taping-neuromuscolare-per-il-pilates/

Il Taping NeuroMuscolare (NMT), di mia creazione, origina da un ragionamento clinico di più ampia portata di quanto sembri. NMT è un meccanismo di decompressione, che si produce facendo aderire il tape in allungamento, con l’obiettivo di produrre una stimolazione eccentrica nel distretto trattato. L’azione decompressiva viene prodotta da una dilatazione degli spazi interstiziali nei tessuti sottostanti, a diverse profondità, a seconda della larghezza dei tape. Il NMT producemodifiche sul microcircolo e drenaggio linfatico con effetto prometabolico, favorevole in tutte le situazioni caratterizzate da un processo infiammatorio e degenerativo. Per questo, viene utilizzato ampiamente nelle condizioni acute e post acute ospedaliere. Invece, nell’area funzionale, solo se applicato correttamente, ha un effetto principalmente decongestionante con azione esterocettiva influendo sulla propriocezione corporea e posturale.

Vista la confusione sull’argomento taping, bisogna chiarire. Da un punto di vista descrittivo, l’argomento è penalizzato da un’ambiguità sostanziale sui termini usati e dalla mancanza di chiarezza sull’azione e sugli obiettivi da raggiungere con i diversi tipi di applicazione. «Basta che metti un tape e sei a posto!» Questa frase ricorrente, delinea un concetto altamentedannoso e fuorviante, invece di capire come e perché si applica. Bisogna ricordarsi e ricordare agli utenti che le applicazioni hanno un impatto sulla salute delle persone.

Il Taping NeuroMuscolare (NMT) non è da confondere con il kinesiotaping, taping funzionale, taping elastico obendaggio neuromuscolare e altri tipi di applicazione, tutti questi tipi di taping sono basati su un meccanismo di compressione che si ottiene applicando un tape con gradi di tensione variabili, dal 10 fino al 100%. Il bendaggio, perdefinizione, applica il tape con lo scopo di ottenere una stimolazione concentrica sui tessuti sottostanti, creando un’azione di immobilizzazione e stabilizzazione. Questo tipo di concetto applicativo può essere utile in un contesto sportivo o in alcune condizioni post-traumatiche.

Il Taping NeuroMuscolare, invece, corrisponde a una metodologia completamente opposta che si fonda su argomentazioni fisiologiche con obiettivi specifici prometabolici e funzionali. Nelle applicazioni NMT, un elemento evidente e prioritario, visto nell’immediato, è l’assenza di tensione sul tape. Quando è applicato correttamente, in allungamento, deve sollevare la cute in pliche. Queste pliche, o la cute che grinza, generano un’azione di decompressione e non, viceversa, compressione. Devo sottolineare che i presupposti teorici sono precisi, ma un taping applicato in maniera scorretta può dare un effetto esattamente opposto a quello desiderato.

Il concetto NMT, eccentrico e decompressivo che dilata i tessuti, è stato creato dalla ricerca per una nuova terapia per pazienti affetti da ictus con ipertono, rigidità e importante contrattura muscolare. L’innovazione è stata nell’applicare un tape, con caratteristiche elastiche, che facilita il rilascio della contrattura coinvolgendo fascia muscolare, tessutoconnettivale e struttura stessa del muscolo. Dal 2000 ad oggi, i protocolli di trattamento e moduli di formazione professionale in questo ambito sono numerosi e ben stabiliti. Per un’attività come il Pilates, per esempio, se un tape viene applicato teso su un distretto muscolare, già contratto e teso, provocherà nei tessuti sottostanti congestione, aumenterà la contrattura e causerà ipossia. Fondamentale, quindi, che i principi del NMT siano in linea con i principi di movimento del Pilates e che l’operatore conosca bene questa tecnica.

Nello sport in maniera ampia, ma negli ultimi vent’anni, il taping NeuroMuscolare si sta facendo strada rapidamente in ambito clinico-riabilitativo soprattutto nei settori post-traumatico, post-chirurgico, neuroriabilitativo, pediatrico, nella medicina vascolare e linfatica. La maggior parte dei servizi ospedalieri in Italia offre il taping NeuroMuscolare come supporto alla terapia manuale e strumentale. NMT è una terapia di tipo biomeccanico, con efficacia immediata, non è invasiva ed è priva di effetti collaterali, ma è estremamente operatore-dipendente.

NMT ha innumerevoli campi di applicazioni neuromuscoloscheletriche. Viene utilizzato dalla traumatologia alla chirurgia protesica in ortopedia, dalla riabilitazione neuromotoria negli esiti di vasculopatia cerebrale, dalla terapia sintomatica o di mantenimento nelle forme croniche come la paralisi cerebrale infantile e nelle patologie neurodegenerative progressive come la sclerosi multipla, il Parkinson, la Sla o la Sma, nelle condizioni malformative come il piede torto congenito, nel trattamento antinfiammatorio e antidolorifico nelle patologie reumatologiche, come l’artrite reumatoide o la sclerosi sistemica, oppure, utilizzato come decontratturante nella lombalgia o nella distonia cervicale.

La capacità propria del taping decompressivo è di esercitare anche una stimolazione sensoriale, a livello dei recettori esterocettivi e propriocettivi, amplificando le potenzialità terapeutiche e posturali. Nell’ambiente funzionale come quello del Pilates, l’NMT viene applicato con una tecnica eccentrica che provoca un’azione di decompressione nella zona di applicazione. Il tape, applicato in questo modo, al di sopra di un muscolo o catena muscolare, sollecitati e attivati durante un specifico esercizio, assiste nell’allungamento muscolare. Possiamo dire che facilita un movimento o posizionamento senza stressare le articolazioni.

I benefici sono molteplici, vanno dall’inibizione del dolore, all’aumento della circolazione sanguigna e drenaggio linfatico, alla riduzione della fatica muscolare, al miglioramento della postura e delle performance sportive e molti altri che potrei elencare. Inizialmente, da parte del pubblico, c’è talora una reazione di scetticismo, che viene facilmente superata quando il taping, proposto e attuato da un operatore esperto, comincia a produrre rapidamente i primi benefici. L’efficacia immediata è una caratteristica di questo trattamento.

Naturalmente, nel determinare l’efficacia del NMT la parola chiave è senz’altro “Human Skill” e l’“NMT Know-How”. Il risultato che si ottiene dipende esclusivamente dalla competenza specifica dell’operatore, vale a dire dalla sua capacità di scegliere la modalità di applicazione adatta alla persona, la sede da trattare, le dimensioni (lunghezza e larghezza) corretta del tape, la durata dell’applicazione necessaria per ottenere e/o mantenere nel tempo l’azione desiderata. I risultati e benefici non dipendono quindi dai colori (nessuna azione diversa da un colore all’altro ma solo pura qualità estetica), o marca del tape (che indica solo la qualità del tessuto e composizione dell’adesivo acrilico necessario per avere un tape aderente). Certamente, il tipo di tape utilizzato deve essere di ottima qualità per aderire correttamente e produrre l’effetto desiderato.

I benefici per gli insegnanti sono molteplici. Con questo corso di primo livello, sarà possibile ottenere una corretta tecnica applicativa e cominciare ad utilizzare il Taping (NMT) Functional Pilates® durante le lezioni, come facilitatore esecutorio e mezzo aggiuntivo per migliorare la performance, massimizzare gli effetti e benefici del metodo Pilates, indipendentemente dalla scuola di appartenenza.

Applicando il Taping NeuroMuscolare, l’allievo immediatamente avrà un’aumentata propriocezione del corpo, con un’inevitabile maggiore abilità nell’eseguire gli esercizi di Pilates nella posizione corretta. Questo, ad esempio, comporterà subito una facilitazione di apprendimento da parte dell’allievo, ma in maniera maggiore di insegnamento, quando la partecipazione alla lezione si svolge in un gruppo. Con il taping NMT gli allievi faranno meno fatica, avranno maggiore facilità a seguire una lezione, il tape consentirà di eseguire in maniera più corretta gli esercizi che richiedono una posizione del corpo più complessa e tutto questo accompagnato da una diminuzione evidente di tensioni e dolori post esercizio.

Il Pilates, nell’ambito funzionale, per persone con importanti problemi di salute, come malattie degenerative, Sclerosi Multipla, Parkinsons, nel periodo post chirurgico, post lungo degenza o semplicemente in età avanzata, è sempre più richiesto, vista la sua comprovata efficacia in questi campi. In questi casi, l’NMT per l’insegnante sarà un valido strumento di supporto al suo lavoro. Applicato correttamente, aumenterà la mobilità, diminuendo le tensioni supportando in maniera positiva la ricerca di una migliore qualità della vita dei suoi allievi tramite gli esercizi di movimento funzionale propri del Pilates.

Una formazione accurata e di livello superiore, di operatori nel campo del Taping NeuroMuscolare attraverso corsi accreditati, è fondamentale ed è la mission principale del NMT Institute. Ad oggi, solo in Italia, NMT ha certificato con i propri attestati e corsi accreditati 14.000 tra fisioterapisti, medici, infermieri, logopedisti, laureati in Scienze Motorie.

Dal 2019, vista la continua richiesta, sono stati previsti corsi specifici di vario livello, rivolti ai professionisti insegnanti di Pilates. Il primo corso Taping (NMT) Functional Pilates®, di primo livello, si svolgerà il prossimo 26-27 ottobre 2019, a Roma. Sono già previsti i 2 livelli superiori e successivi di formazione.

Evidence Based Medicine Talk con DAVID BLOW

IL TAPING NEUROMUSCOLARE: STATO DELL’ARTE E NUOVE PROSPETTIVE

Roma. 20 Giugno 2017

Intervistatori

  • Virginia Colibazzi, FT Equipe Terapeutica, Roma
  • Adriano Coladonato, FT ANIK Associazione nazionale idrokinesiterapisti, Roma
  • Emilio Romanini, MD,  Artrogruppo Roma.

ABSTRACT

Il termine in inglese tape/taping indica genericamente un cerotto, anelastico o elastico, che viene applicato a scopi terapeutici direttamente sulla cute. I potenziali benefici vanno dall’inibizione del dolore, all’aumento di circolazione sanguigna e drenaggio linfatico, alla riduzione della fatica muscolare, al miglioramento della postura e delle performance sportive; tuttavia l’efficacia clinica non puó ancora essere affermata in modo univoco ed estensivo dalla letteratura scientifica e la popolarità acquisita negli ultimi anni ha alimentato una confusione terminologica e usi a volte impropri di questo strumento. In questo ultimo numero della rubrica abbiamo chiesto al dott. David Blow, fondatore del concetto di Neuromuscolar Taping, un approfondimento sull’argomento.

Key words: Taping, tape, neuromuscular tape, David Blow

The english word tape / taping generally indicates a patch, anelastic or elastic, which is applied for therapeutic purposes directly on the skin. Potential benefits range goes from inhibition of pain, increased blood circulation and lymph drainage to reduced muscle fatigue, improved muscular feedback, improved posture and sports performance. However clinical efficacy cannot yet be uniquely and extensively established by scientific literature and furthermore the popularity gained in recent years has created terminological confusion and sometimes improper use of this tool. In this last issue of this section, we asked Dr. David Blow, founder of the Neuromuscolar Taping concept, to provide us with an insight into the subject.

Key words: Taping, tape, neuromuscular tape, David Blow

Prima che questi famosi nastri colorati di elasticità variabile imperversassero in ambito sportivo e riabilitativo acquisendo grande popolarità; l’applicazione del tape indicava forme di bendaggio anelastico a scopo contenitivo/ protettivo di un’articolazione, in genere dopo un trauma. Il termine in inglese tape/taping designa genericamente un cerotto che viene applicato a scopi terapeutici direttamente sulla cute. Alle olimpiadi di Seul nel 1988, una tipologia di bendaggio adesivo, questa volta elastico, ha fatto la sua prima apparizione internazionale con le atlete della pallavolo nipponica, da quel momento l’interesse degli operatori della salute è aumentato cosi come si sono moltiplicati gli ambiti e le metodologie di applicazione.

I potenziali benefici elencati dai fautori di questa tecnica vanno dall’inibizione del dolore, all’aumento di circolazione sanguigna e drenaggio linfatico, alla riduzione della fatica muscolare, al miglioramento della postura e delle performance sportive. La domanda sull’efficacia clinica del taping è stata sottoposta al vaglio dalle due principali scuole di insegnamento del taping: il Kinesiotape e il Neuromuscular tape del dott. David Blow. Nel primo caso, recenti revisioni sistematiche hanno affermato evidenze preliminari di qualità scarsa tali da non poterne raccomandare ancora un uso estensivo nel trattamento o prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici[1] [2]. Per il neuromuscular tape sono invece disponibili RCT condotti in differenti ambiti riabilitativi con campioni di popolazione pero limitati che inficiano la generalizzabilità esterna dei risultati. Parallelamente allo sforzo per ottenere prove di efficacia, si è registrato un’incremento esponenziale di popolarità del taping grazie alla visibilità dello stesso in eventi pubblici e alcune campagne pubblicitarie con conseguente commercializzazione dello stesso e confusione sulla terminologia e modalità di applicazione. Abbiamo intervistato il dott. David Blow a cui abbiamo chiesto di spiegazioni a riguardo.

David Blow è fondatore e presidente del Istituto di Taping Neuromuscolare con sede a Roma dal 2003 , New york dal 2012 e Jakarta dal 2015. Ha creato il concetto elastic decompresso taping nel 2003 e istruttore del metodo in Europa, Asia e America; vanta oltre trenta anni di esperienza clinica sul campo ed ha pubblicato diversi casi studio ed articoli. Ad oggi è coinvolto in progetti di ricerca in ambito pediatrico, neurologico, ortopedico, reumatologico, oncologico e post chirurgico. Ha sviluppato diversi programmi di formazione continua e corsi di specializzazione e ha varie partnership con università e ospedali in Italia e all’estero.

Tra gli articoli pubblicati in Italia:

Il taping neuromuscular concept consiste nella applicazione di un taping a scopi terapeutici in modalità eccentrica, ovvero sulla cute posta in allungamento e una messa in tensione del cerotto nulla (tensione zero, cit). Nel momento in cui il paziente riposiziona il distretto allungato in posizione neutra, il tape crea delle pliche cutanee che provocano una dilatazione dei vasi sanguigni e linfatici e decompressione delle fasce muscolari, delle strutture muscolo tendinee e articolare con conseguente aumento della vascolarizzazione locale. Il concetto di base che vi sto enunciando non è mia invenzione, bensì segue un presupposto della terapia manuale che attraverso il movimento favorisce la vascolarizzazione e quindi il recupero tissutale.

Al contrario il kinesiotaping prevede una applicazione del taping con una pre- tensione dello stesso in percentuale variabile a scopo stabilizzante e contenitivo (l’ambito in cui è stata diffusa per prima la sua applicazione è quello sportivo). La conseguenza sui tessuti molli è un ritorno concentrico con una compressione vascolare e una ischemia locale.

Le altre tecniche di taping inventate negli ultimi anni rappresentano varianti di quest’ultimo tape “tirato”.

Nel mio background voglio citare la medicina cinese, fitoterapia e agopuntura in primis, che mi hanno fornito una conoscenza anatomica del corpo e dei suoi processi di guarigione e quindi mi hanno portato ad interrogarmi sull’utilità di un tape “tirato”, ovvero messo in modalità concentrica. Personalmente lo ritengo controproducente e dal 2003 applico tape solo in modalità eccentrica.

Per aumentarne la diffusione ho fondato l’Istituto di Taping Neuromuscolare (NMT) che si prefigge obiettivi di informazione e formazione degli operatori oltre a progetti di ricerca e volontariato nella speranza di standardizzare la preparazione degli operatori e sostanziare le evidenze scientifiche in merito. L’istituto non è una fondazione e quindi non ha sponsorizzazioni esterne ma sfrutta i proventi derivanti dai corsi di formazione per fini di ricerca. Pensate che ancora oggi c’è molta confusione sulla terminologia , in alcuni casi anche un uso improprio della stessa; vi faccio un esempio: su Pubmed sotto la parola chiave taping ci sono oltre 1400 pubblicazioni, 100 per kinesiotaping e solo 8 per neuromuscular taping; quest’ultime sono quelle che ho seguito personalmente .

L’istituto prevede corsi di base e di approfondimento successivi accreditati secondo procedura di qualità ISO 9001 nel rispetto della legislatura vigente per le professioni mediche e sanitarie ( fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali e infermieri). Negli ultimi anni ho formato più di 12000 allievi tanto da creare un know how italiano sul NMT. Gli allievi iscritti ricevono una preparazione teorica e pratica e imparano il nostro modalità di trattamento che si articola in una fase di valutazione, trattamento e rivalutazione da applicarsi seguendo la patologia o fase patologica del paziente. Questo approccio alla scelta terapeutica da un lato permette di obiettivare l’efficacia del trattamento, escludendo le variabili confondenti e eventuale effetto placebo, dall’altro ha consentito di sfruttare l’esperienza clinica per ipotizzare nuove applicazioni del taping.

Seguendo indicazione comunicato durante i corsi, alcuni colleghi hanno ottenuto una efficace rapide e prolungato sulla sindrome “dolori dal arto fantasma del amputato” con NMT in decompressione dove fin adesso non esiste nessun articolo scritto ma creando evidenze cliniche, o alcuni infermieri hanno proposto il taping in dilatazione come coadiuvante nel trattamento delle ulcere da pressione, oppure è stato inserito nel trattamento logopedico dei disturbi della voce (edema corde vacale) o di deglutizione in pazienti con esisti di stroke o ancora nella gestione del linfedema post mastectomia e nella ricostruzione del seno. Ovviamente il NMT va considerato uno strumento, in associazione con altre tecniche o modalità riabilitative: è unione di più mezzi terapeutici a concorrere all’obiettivo finale ovvero la guarigione o il miglioramento dello stato di salute del paziente migliorando la qualità della vita; obiettivo a mio parere da condividere a prescindere dalla scuola di formazione. Come vantaggi intrinseci ci sono il mantenimento dell’effetto terapeutico per tempi superiori a quelli della durata della seduta con conseguente stimolo prolungato sui tessuti e i costi contenuti. Allora, per ritornare alla vostra domanda, se i dati empirici ci dicono che funziona e può essere vantaggioso nel processo di cura dei pazienti, la pianificazione di studi ad hoc per dimostrarlo è un passo successivo obbligato e non differibile.

Con il gruppo del dottor Filippo Camerota e della dottoressa Claudia Celletti dell’università “La Sapienza”, già nel 2014, abbiamo condotto vari studi. Un case report [3] in una bambina con emiplegia sinistra con i primi incoraggianti risultati che mostrano una variazione dei parametri cinetici e cinematici dell’arto superiore spastico e della funzione dello stesso dopo applicazione di tape.

Un secondo studio progettato dal professor Giorgio Albertini[4] insieme al Politecnico di Milano e Manuela Galli su un gruppo di cinque ragazzi con sindrome di Down prevedeva l’applicazione del tape in modalità eccentrica sugli estensori del collo e sui muscoli della mano e l’esecuzione di un test di disegno videoregistrato con il software Motion Capture pre e post trattamento. Nelle conclusioni gli autori sostenevano che il tape potesse modificare gli input propriocettivi e quindi il pathway neurale fino alla corteccia motoria e di conseguenza migliorare la disgrafia e la coordinazione manuale nei pazienti esaminati.

Come istituto abbiamo anche progetti di formazione e volontariato in paesi in guerra o in via di sviluppo; negli ultimi dieci anni sono stato in Bosnia Erzegovina o ancora in Congo e Etiopia. Proprio in Etiopia abbiamo avviato diversi progetti di ricerca, in particolare sulla riduzione del dolore dell’arto fantasma nel paziente amputato di arto superiore[5]; vorrei ulteriormente approfondirlo in Italia perché potrebbe avere dei risvolti rivoluzionari sul trattamento del paziente che ad oggi prevede invece la compressione del moncone tramite bendaggi e il modellamento finalizzato alla successiva protesizzazione.

Le potenziali applicazioni del taping si estendono anche in ambito reumatologico dove il professor Parisi di Torino [6] lo ha applicato su 58 pazienti con sclerodermia. Il protocollo prevedeva 8 trattamenti mensili a distanza di 3-4 giorni; sono state effettuate test di forza, misurazioni goniometriche del range di motilità articolare e videoriprese per valutare la motilità della mano. I risultati evidenziano una maggiore mobilità e forza palmare, minori episodi del fenomeno di Raynaud e ricorso ad antidolorifici ma anche variazione della capillaroscopia post trattamento ed a un follow di 3 mesi. Anche questo è un esempio nuovo di utilizzo.

Ad oggi i nostri studenti apprendono già i nostri protocolli di trattamento per le varie patologie con i relativi timing di cura, la standardizzazione dei protocolli è un requisito essenziale nella metodologia della ricerca ed è già avvenuto, il processo di validazione di questi richiede tempo ma è sicuramente un obiettivo da perseguire.

Mi auguro che il Neuromuscular Tape diventi uno strumento diffuso e utilizzato da tutti i riabilitatori, che venga proposto anche in sedi istituzionali e rientri nel tariffario per le prestazioni riabilitative soggette a ticket (ad oggi è presente solo in alcune regioni-Piemonte, Liguria). Parallelamente vorrei maggiore uniformità nella formazione degli operatori, obiettivo che potrebbe essere realizzabile inserendo un modulo tematico nel core curriculum degli studenti all’università e quindi garantendo un fruizione non più privata e a pagamento di queste conoscenze.

Infine vorrei implementare l’albo professionale di operatori formati che è già presente sul sito[7] affinché divenga una risorsa per i colleghi, i pazienti e i medici.

Nel percorso di formazione professionale del dott. Blow riconosciamo l’iter che contraddistingue la ricerca scientifica: l’osservazione empirica di un determinato fenomeno conduce ad una successiva formulazione di un’ ipotesi di funzionamento e al lavoro di traduzione del dato in prova scientifica. Il passaggio da uno step all’altro non è scontato anzi presenta delle criticità di cui molto spesso abbiamo parlato; in particolare oggi vogliamo sottolineare la quasi esclusiva appartenenza della ricerca ad ambiente universitario e/o fondazioni senza scopo di lucro con difficoltà per il singolo operatore di partecipare al processo di conoscenza scientifica se non come lettore finale di articoli. Con la creazione del suo istituto per il taping neuromuscolare il dott. Blow ha bypassato questa condizione e rappresenta quindi un esempio eccellente di un privato che fa anche ricerca; o meglio che utilizza i proventi ricavati dai propri corsi di formazione privati per finanziare i propri progetti di ricerca e/o volontariato.

Abbiamo apprezzato l’accento posto sulla necessità di uniformare la preparazione dei professionisti (tematica emersa già nelle precedenti interviste con il dott. Lambeck e il dott. Padua) e l’apertura alla collaborazione con profili professionali differenti di questo professionista che non si definisce un ricercatore, bensi un clinico che si avvale della ricerca per cercare spiegazioni e dare sostanza al suo agire.

[1] . Morris D, Jones D, Ryan H et al. The clinical effects of Kinesio(R) Tex taping: a systematic review. Physiother Theory Pract 2013; 29(4):259–270

[2] . Williams S, Whatman C, Hume PA et al. Kinesio taping in treatment and prevention of sports injuries: a meta-analysis of the evidence for its effectiveness. Sports Med 2012; 42(2):153–164. 5. Kase K, Wallis J, Kase T. Clinical T

[3] Camerota F. et al, Neuromuscular taping for the upper limb in Cerebral Palsy: A case study in a patient with hemiplegia. Dev Neurorehabil. 2014 Dec;17(6):384-7.

[4] Rigoldi C. et al;Does neuromuscular taping influence hand kinesiology? A pilot study on Down’s Syndrome. Clin Ter. 2015;166(4):e257-63.

[5]Rahul Krishnan Kutty et al. EFFICACY OF NEUROMUSCULAR TAPING ALONG WITH CONVENTIONAL PHYSICAL THERAPY IN POST AMPUTATION PHANTOM PAIN MANAGEMENT: AN EXPERIMENTAL STUDY, Int J Physiother Res 2017, Vol 5(3):2002-09.

[6] Parisi S et al; “NUOVE PROPOSTE DI APPLICAZIONE DEL TAPING NEUROMUSCOLARE NELLA SCLEROSI SISTEMICA: STUDIO DI UNA CORTE DI PAZIENTI” STRUTTURA COMPLESSA DI REUMATOLoGIA,AZIENDA OSPEDALIERA città’ DELLA SALUTE E DELLA SCIENZA DI TORINO, ATTO CONGRESSO SIR 2013

[7] http://tapingneuromuscolare.eu/



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