The Clinical Importance of the Occipital Fascia – Part 2
Architettura Anatomica della Fascia Occipitale e Ruolo Meccanico nei Protocolli di Trattamento Taping NeuroMuscolare
Sulla base della Parte 1, che ha esplorato il significato anatomico e fisiologico della fascia occipitale come interfaccia sensibile alla pressione, questa seconda parte si concentra sulla sua integrazione all’interno dei protocolli di trattamento del NeuroMuscular Taping (NMT). Sebbene la decompressione locale della regione occipitale rappresenti un intervento primario, il suo reale valore clinico emerge quando viene inserito in una strategia terapeutica più ampia e orientata al sistema. La fascia occipitale non agisce in modo isolato, ma opera all’interno di una rete fasciale e neuromeccanica continua che collega la giunzione cranio-cervicale alla regione toracica, al diaframma respiratorio e al sistema posturale globale.
Nel NMT, il ripristino della mobilità funzionale cranio-cervicale si ottiene attraverso una sequenza coordinata di interventi che combinano la decompressione del tratto cervicale superiore, l’equilibrio scapolo-toracico, il miglioramento dello scorrimento fasciale anteriore e la normalizzazione delle pressioni respiratorie. Questo approccio integrato consente una più efficiente redistribuzione dei carichi meccanici, l’ottimizzazione dei gradienti di pressione interstiziale e il miglioramento del flusso vascolare e linfatico. Riducendo le forze compressive localizzate e ripristinando la compliance tissutale, il NMT favorisce la creazione di un ambiente decompressivo che supporta sia il recupero strutturale sia quello fisiologico.
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Interfaccia Strategica per l’Integrazione del NeuroMuscular Taping nella Circolazione, nella Dinamica dei Fluidi e nella Neuroriabilitazione – Parte 2
La fascia occipitale rappresenta una componente altamente specializzata del sistema connettivale cranio-cervicale posteriore, situata alla giunzione tra la base del cranio e il tratto cervicale superiore. Piuttosto che funzionare come una membrana isolata, essa costituisce una continuità di piani fasciali stratificati che integrano strutture ossee, muscolari, vascolari, nervose e meninge. Questa organizzazione multilivello consente alla regione occipitale di agire come un’interfaccia funzionale complessa, capace di coordinare dinamiche meccaniche, fluidiche e neurosensoriali.
Dal piano superficiale a quello profondo, la regione comprende:
Strato Fasciale Superficiale
• Continuo con la fascia del cuoio capelluto e i tessuti sottocutanei
• Integra l’innervazione sensitiva cutanea e i vasi superficiali
• Si connette con l’involucro fasciale cervicale posteriore
Strato Fasciale Muscolare Profondo
• Avvolge i muscoli trapezio, splenio del capo, semispinale del capo e lunghissimo del capo
• Fornisce contenimento e piani di scorrimento per la contrazione muscolare
• Mantiene l’organizzazione compartimentale dei tessuti cervicali posteriori
Compartimento Fasciale Suboccipitale
• Circonda i muscoli retto posteriore maggiore e minore del capo e gli obliqui superiore e inferiore
• Si ancora al periostio dell’osso occipitale e alla membrana atlanto-occipitale posteriore
• Costituisce una struttura miofasciale densa alla base cranica
Interfacce Mio-durali e Connettivali Profonde
• Le continuità fasciali si estendono verso la dura spinale attraverso i ponti mio-durali
• Integrano periostio cranico, strutture legamentose e involucri durali
• Collegano meccanicamente il movimento cranico con la dinamica della colonna cervicale
La Fascia Occipitale: una Rete Connettivale Multistrato
La fascia occipitale forma una complessa rete connettivale multilivello che svolge un ruolo fondamentale nell’integrazione tra base cranica e colonna cervicale. Questa struttura fasciale fornisce un ancoraggio stabile alla muscolatura suboccipitale, stabilizzando muscoli di piccole dimensioni ma altamente specializzati nel controllo fine della posizione del capo e nella regolazione propriocettiva. Parallelamente, stabilisce una continuità strutturale tra il periostio cranico e la fascia cervicale profonda, collegando il cranio al sistema fasciale più ampio del collo e del tratto cervicale superiore.
All’interno di questa regione, la fascia occipitale avvolge inoltre importanti strutture neurovascolari emergenti alla base del cranio, offrendo protezione meccanica e un’interfaccia di scorrimento che consente a tali strutture di adattarsi ai movimenti e alle variazioni di tensione tissutale. Questa capacità di adattamento è essenziale per mantenere l’equilibrio tra mobilità e stabilità in un’area ad alta densità funzionale.
Grazie a queste connessioni anatomiche, la fascia occipitale agisce come un elemento chiave nella trasmissione e distribuzione delle forze meccaniche tra il capo e la colonna cervicale. Tale continuità fasciale garantisce una coordinazione efficiente tra i movimenti cranici e le strutture spinali sottostanti. Tuttavia, quando la mobilità fasciale risulta compromessa—per effetto di ipertono muscolare, processi infiammatori o densificazione del tessuto connettivo—lo stress meccanico locale può propagarsi lungo la catena cinetica posteriore. Queste restrizioni possono alterare l’allineamento posturale, ridurre la mobilità cervicale e compromettere la relazione funzionale tra cranio e colonna vertebrale, contribuendo a disfunzioni biomeccaniche e a limitazioni funzionali.
Circolazione Sanguigna Locale: un Sistema Sensibile alla Pressione
La giunzione cranio-cervicale rappresenta una regione anatomica altamente vascolarizzata, in cui l’afflusso arterioso, il ritorno venoso e gli scambi microvascolari avvengono all’interno di un ambiente confinato e meccanicamente dinamico. A differenza di molte aree periferiche del corpo, la circolazione alla base del cranio è fortemente influenzata dalla pressione tissutale locale, dalla tensione fasciale e dal tono muscolare. Anche minime variazioni nella compressione fasciale o nell’attività della muscolatura suboccipitale possono quindi modificare la pervietà dei vasi e l’efficienza del flusso ematico. Poiché questa regione integra i sistemi vascolari cranici e cervicali, essa si comporta come un sistema sensibile alla pressione, in cui le forze meccaniche e le dinamiche circolatorie sono strettamente interconnesse.
Un elemento chiave di questo sistema è rappresentato dal plesso venoso vertebrale, una rete di vene prive di valvole che circonda la colonna cervicale e comunica con i seni venosi intracranici. L’assenza di valvole consente un flusso bidirezionale del sangue, regolato dai gradienti pressori tra la cavità cranica e il canale spinale. Sebbene questa caratteristica garantisca una notevole capacità di adattamento del drenaggio venoso, rende il sistema particolarmente sensibile alle influenze meccaniche esterne. Un aumento della tensione fasciale, della rigidità muscolare o della compressione tissutale locale può ostacolare parzialmente il deflusso venoso, favorendo fenomeni di congestione e incremento della pressione interstiziale nei tessuti cranio-cervicali.
L’apporto arterioso alla regione occipitale è fornito principalmente dai rami occipitali dell’arteria carotide esterna, con contributi delle arterie vertebrali e dei rami muscolari cervicali. Questi vasi irrorano la muscolatura suboccipitale, i tessuti cervicali profondi e le strutture neurali adiacenti. Un adeguato afflusso arterioso è essenziale per garantire l’ossigenazione e il supporto metabolico dei tessuti neuromuscolari, altamente attivi nel controllo della posizione del capo e della postura. Tuttavia, anche la perfusione arteriosa può essere influenzata indirettamente dalla pressione tissutale circostante: condizioni di ipertono muscolare o densificazione fasciale possono aumentare la resistenza extravascolare, riducendo l’efficienza della perfusione microvascolare.
A livello microscopico, la regione è caratterizzata da una fitta rete di capillari e arteriole che irrorano tessuti neurali, strutture connettivali e fibre muscolari. Questi sistemi microcircolatori operano in un delicato equilibrio pressorio, in cui gli scambi di ossigeno, nutrienti e metaboliti sono regolati da gradienti idrostatici e osmotici. Poiché le pareti capillari sono altamente sensibili alla pressione dei tessuti circostanti, un aumento della pressione interstiziale—come quello determinato da ipertonia muscolare o compressione fasciale—può ridurre il diametro del lume capillare e limitare l’efficacia della perfusione.
Ne consegue che l’ambiente vascolare cranio-cervicale è strettamente dipendente dallo stato meccanico dei tessuti circostanti. Quando il tono muscolare è equilibrato e la fascia mantiene una fisiologica capacità di scorrimento, le vie vascolari rimangono libere e gli scambi microcircolatori risultano efficienti. Al contrario, un aumento della densità tissutale o una riduzione della mobilità fasciale possono alterare i gradienti pressori all’interno della rete vascolare, compromettendo il drenaggio venoso, la perfusione capillare e gli scambi metabolici.
A differenza della circolazione periferica, il ritorno venoso in questa regione è altamente dipendente dalle variazioni di pressione. La compressione fasciale può determinare una riduzione dell’efficienza del deflusso venoso, un aumento della resistenza vascolare locale, condizioni di ipossia tissutale e l’accumulo di mediatori infiammatori.
Pertanto, interventi terapeutici mirati alla riduzione della pressione meccanica locale e al ripristino della mobilità tissutale—come le strategie decompressivo-applicative del NeuroMuscular Taping—possono contribuire in modo significativo al miglioramento della dinamica vascolare e alla regolazione fisiologica della regione cranio-cervicale.
Drenaggio Linfatico: la Via di Deflusso Craniale
I recenti progressi nella ricerca anatomica e neurofisiologica hanno evidenziato il ruolo fondamentale della circolazione linfatica nel mantenimento dell’omeostasi fisiologica del sistema nervoso centrale e dei tessuti cranici circostanti. La scoperta e la caratterizzazione dei vasi linfatici meningei hanno dimostrato che il cervello e le sue membrane protettive possiedono vie di drenaggio specializzate, coinvolte nella rimozione di metaboliti, dell’eccesso di liquido interstiziale e dei mediatori immunitari. In questo contesto, la regione occipitale e cranio-cervicale rappresenta un passaggio anatomico critico attraverso cui i fluidi linfatici e interstiziali cranici si dirigono verso il sistema linfatico cervicale.
La base cranica posteriore, inclusa la regione occipitale, funziona come una zona di convergenza in cui i vasi linfatici superficiali del cuoio capelluto e del collo posteriore si integrano con i canali linfatici più profondi associati alla fascia e alla muscolatura cervicale. I vasi superficiali raccolgono i fluidi dai tessuti tegumentari e connettivali, convogliandoli verso i linfonodi occipitali e retroauricolari. Da qui, il flusso linfatico prosegue verso la catena linfatica cervicale profonda superiore, principale via di drenaggio per i fluidi provenienti dai compartimenti cranici e cervicali.
A un livello più profondo, i collettori linfatici cervicali ricevono il drenaggio proveniente dai vasi linfatici intracranici e meningei, che decorrono in prossimità dei seni venosi durali e dei percorsi dei nervi cranici. Questi collettori convogliano infine la linfa verso i tronchi linfatici giugulari interni, che rappresentano una delle principali vie di uscita del drenaggio linfatico craniale.
In virtù di questa organizzazione anatomica, la giunzione cranio-cervicale si configura come un’interfaccia di transizione in cui i sistemi linfatici intracranici ed extracranici si integrano e coordinano la rimozione dei fluidi dalla testa e dal collo. Un ulteriore elemento cruciale riguarda la regolazione del movimento dei fluidi interstiziali alla base cranica. I liquidi derivanti dai tessuti neurali, dalle strutture connettivali e dai processi di filtrazione vascolare devono essere efficacemente allontanati dalla cavità cranica per mantenere condizioni stabili di pressione e di equilibrio biochimico. La regione occipitale rappresenta una delle principali vie attraverso cui tali fluidi vengono drenati verso il sistema linfatico cervicale.
Poiché i vasi linfatici operano come sistemi di trasporto a bassa pressione, la loro funzionalità è particolarmente sensibile allo stato meccanico dei tessuti circostanti. Un aumento della tensione muscolare, la densificazione fasciale o una compressione locale nella regione occipitale e cervicale possono alterare i gradienti pressori necessari per un efficace assorbimento e flusso linfatico. Al contrario, quando la mobilità fasciale è preservata e la pressione tissutale è equilibrata, i canali linfatici possono funzionare in modo più efficiente, favorendo la clearance dei fluidi e contribuendo alla regolazione dei processi infiammatori e metabolici locali.
Le restrizioni fasciali possono quindi compromettere il trasporto dei fluidi, contribuendo a congestione interstiziale, aumento della pressione tissutale, ritardo nella risoluzione dei processi infiammatori e creazione di un ambiente meno favorevole al recupero neurale. Al contrario, l’ottimizzazione dello scorrimento fasciale facilita la dinamica dei fluidi, elemento essenziale per il recupero neurologico. In questo senso, strategie terapeutiche mirate alla decompressione e al ripristino della mobilità fasciale—come quelle adottate nel NeuroMuscular Taping—possono supportare indirettamente il drenaggio linfatico alla base cranica, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio dei fluidi e al miglioramento della funzione neuromuscolare e posturale.
Regolazione della Pressione Locale e Sensibilità Neurale
La regione suboccipitale rappresenta una delle aree più specializzate dal punto di vista neurologico dell’intero sistema muscoloscheletrico. All’interno dello spazio anatomico ristretto compreso tra l’osso occipitale e le vertebre cervicali superiori si trova una fitta rete di strutture neuromuscolari e connettivali deputate al controllo fine della posizione del capo, alla regolazione posturale e alla trasmissione di informazioni sensoriali al sistema nervoso centrale. Questo compartimento è caratterizzato da un’elevata concentrazione di recettori propriocettivi, nocicettori meccanosensibili e interfacce neurali autonome, tutti integrati nei tessuti fasciali e muscolari circostanti.
I piccoli muscoli suboccipitali—come il retto posteriore maggiore e minore del capo e gli obliqui superiore e inferiore—presentano una densità particolarmente elevata di fusi neuromuscolari, recettori propriocettivi altamente specializzati nella rilevazione delle variazioni di lunghezza e tensione muscolare. Questi recettori forniscono un feedback continuo sull’orientamento e sul movimento del capo, permettendo al sistema nervoso centrale di regolare l’equilibrio, la stabilizzazione dello sguardo e l’allineamento posturale. Attraverso le loro connessioni con i sistemi vestibolare e visivo, tali vie propriocettive svolgono un ruolo essenziale nella coordinazione tra posizione del capo e postura globale.
Accanto alle strutture propriocettive, la regione suboccipitale ospita numerosi nocicettori meccanosensibili localizzati nella fascia, nei tessuti muscolari e nelle strutture connettivali circostanti. Questi recettori rispondono a deformazioni meccaniche, compressioni e tensioni tissutali. Quando la tensione fasciale aumenta o l’ipertono muscolare genera una compressione prolungata, tali nocicettori possono andare incontro a sensibilizzazione, contribuendo alla percezione del dolore locale e alla comparsa di quadri clinici quali la cefalea cervicogenica. L’aumento del carico meccanico può quindi modificare le vie di trasmissione del dolore, influenzando sia la sintomatologia locale sia le risposte neurali più ampie.
La giunzione cranio-cervicale comprende inoltre importanti interfacce neurali autonome, in particolare fibre simpatiche coinvolte nella regolazione del tono vascolare e della microcircolazione locale. Questi elementi partecipano al controllo del flusso sanguigno e del metabolismo tissutale nella regione testa-collo. Poiché le fibre autonome sono sensibili allo stress meccanico, un’eccessiva tensione fasciale o compressione nel compartimento suboccipitale può alterarne la funzione regolatoria, con possibili ripercussioni sulla dinamica vascolare e sul tono neuromuscolare.
Un aumento della tensione fasciale nella regione occipitale può quindi innescare una cascata di effetti neurofisiologici. La pressione meccanica sui propriocettori può distorcere l’input afferente, alterando l’interpretazione centrale della posizione e del movimento del capo. Parallelamente, la compressione dei nocicettori meccanosensibili può amplificare i segnali dolorosi, mentre l’alterazione delle interfacce autonome può interferire con la regolazione vascolare e del tono muscolare. Questi cambiamenti compromettono l’integrazione dei riflessi posturali e la coordinazione senso-motoria, contribuendo a schemi di movimento inefficienti e a una ridotta stabilità posturale.
Al contrario, quando la pressione tissutale locale viene ridotta e la mobilità fasciale viene ripristinata, l’ambiente neurale della regione suboccipitale tende a ritornare verso condizioni fisiologiche. La decompressione dei piani fasciali consente ai recettori propriocettivi di operare nel loro range meccanico ottimale, migliorando la qualità del feedback sensoriale e la coordinazione tra muscolatura cervicale, sistema vestibolare e orientamento visivo. Contestualmente, la riduzione dello stress meccanico sui nocicettori contribuisce alla diminuzione del dolore e alla normalizzazione del tono muscolare.
In questo contesto, l’elevata tensione fasciale può alterare significativamente le principali funzioni neurofisiologiche, influenzando le vie di trasmissione del dolore, la regolazione del tono muscolare, l’integrazione dei riflessi posturali e la coordinazione senso-motoria. Al contrario, l’ottimizzazione delle condizioni pressorie locali favorisce la modulazione neurosensoriale, migliora l’integrazione posturale e supporta un controllo funzionale più efficiente del movimento cranio-cervicale.
Riduzione della Pressione Locale e Modulazione Neurosensoriale
La riduzione della pressione tissutale locale rappresenta un elemento chiave per il ripristino dell’equilibrio neurosensoriale e del controllo funzionale. Quando le forze compressive vengono attenuate e la mobilità fasciale viene ristabilita, i recettori sensoriali possono operare in condizioni meccaniche fisiologiche, favorendo una più accurata modulazione dell’input afferente. Questo processo consente una migliore integrazione tra sistemi propriocettivi, vestibolari e visivi, contribuendo a un controllo più efficiente del movimento e della postura.
NeuroMuscular Taping: Rilevanza Neurologica del Trattamento Occipitale
Grazie al suo ruolo strategico nella regolazione della biomeccanica cranio-cervicale, delle dinamiche vascolari e dell’integrazione neurale, la fascia occipitale rappresenta un target terapeutico fondamentale nei protocolli di neuroriabilitazione basati sul NeuroMuscular Taping (NMT). La sua posizione all’interfaccia tra cranio e colonna cervicale consente alle modificazioni meccaniche e fluidiche locali di influenzare la funzione neurologica globale. Di conseguenza, gli interventi decompressivi a livello occipitale assumono un ruolo rilevante in un ampio spettro di patologie neurologiche centrali e spinali.
- Nella riabilitazione dell’ictus, le applicazioni NMT in sede occipitale supportano il ritorno venoso craniale e contribuiscono a ridurre la congestione interstiziale secondaria, creando un ambiente più favorevole al recupero neuronale. Migliorando l’input sensoriale dalla regione cranio-cervicale, tali interventi facilitano la reintegrazione senso-motoria e contribuiscono al miglioramento del controllo posturale del capo e del collo, elementi essenziali per il recupero funzionale e dell’equilibrio.
- Nella malattia di Parkinson, caratterizzata da rigidità assiale e alterazioni dei riflessi posturali, la decompressione occipitale contribuisce a ridurre la compressione cervico-craniale e a modulare i pattern di ipertono muscolare. Il miglioramento della compliance tissutale e la riduzione della resistenza meccanica possono aumentare la tolleranza alla posizione eretta e facilitare adattamenti posturali più efficienti.
- Nei soggetti con paralisi cerebrale, in cui sono presenti alterazioni persistenti del tono e del controllo motorio, il trattamento occipitale favorisce la modulazione dell’iperattività estensoria e supporta un migliore allineamento cranio-cervicale. Ciò facilita il training neuromotorio creando un ambiente meccanico più adattabile, migliorando al contempo il comfort e il posizionamento sia durante le attività terapeutiche sia nella gestione quotidiana.
- Oltre a queste condizioni, le applicazioni NMT a livello occipitale risultano rilevanti in numerose patologie neurologiche centrali e spinali, tra cui trauma cranico, lesioni del midollo spinale, sclerosi multipla, patologie neurodegenerative e sindromi da dolore centrale cronico. In tutte queste condizioni, le disfunzioni della regione cranio-cervicale contribuiscono frequentemente ad alterazioni della regolazione pressoria, a una compromissione della dinamica dei fluidi e a disturbi della coordinazione neuromuscolare.
Gli obiettivi terapeutici principali delle applicazioni NMT occipitali includono la normalizzazione della pressione tissutale locale, l’ottimizzazione degli scambi vascolari e linfatici, la modulazione dell’attività neuromuscolare e il supporto alla rieducazione posturale. Creando un ambiente decompressivo nella regione occipitale e cervicale superiore, il NMT favorisce le condizioni fisiologiche necessarie per una riabilitazione efficace.
Dal punto di vista clinico, l’intervento mirato sulla regione occipitale contribuisce al miglioramento dell’emodinamica locale, facilitando un flusso sanguigno più efficiente e una migliore ossigenazione dei tessuti. L’incremento del drenaggio linfatico supporta la rimozione dei fluidi interstiziali e dei mediatori infiammatori, mentre la riduzione dello stress meccanico sulle strutture nocicettive contribuisce a diminuire il dolore e l’irritabilità neurale. Parallelamente, il miglioramento della mobilità fasciale e della coordinazione muscolare favorisce una biomeccanica cervicale più efficiente e una migliore integrazione dei movimenti del capo e del collo all’interno delle strategie posturali globali.
In neuroriabilitazione, anche regioni anatomiche relativamente piccole possono esercitare effetti sistemici rilevanti. La fascia occipitale rappresenta uno di questi nodi funzionali, in cui un intervento preciso e continuativo mediante NeuroMuscular Taping può influenzare la circolazione, la regolazione neurale e il recupero funzionale globale.
Conclusione
Il ripristino della mobilità funzionale cranio-cervicale richiede un approccio terapeutico integrato che vada oltre il trattamento locale isolato. Nel NeuroMuscular Taping, i risultati ottimali si ottengono attraverso l’interazione coordinata di molteplici sistemi biomeccanici e fisiologici. Una decompressione occipitale efficace deve essere associata all’equilibrio scapolo-toracico, al miglioramento dello scorrimento fasciale anteriore e alla normalizzazione delle pressioni respiratorie, al fine di creare un ambiente cranio-cervicale stabile, adattabile e funzionalmente efficiente. Questa integrazione sistemica consente una distribuzione ottimale dei carichi meccanici, una corretta regolazione dei gradienti pressori e un funzionamento fisiologico della dinamica dei fluidi.
Quando questi elementi vengono affrontati in modo coordinato, gli esiti clinici risultano sia misurabili sia funzionalmente rilevanti. I pazienti mostrano tipicamente una riduzione dell’ipertono occipitale, un miglioramento della mobilità capo-collo e una maggiore resistenza posturale. La diminuzione del dolore cervicogenico riflette una riduzione dell’input nocicettivo e un miglioramento della compliance tissutale, mentre la migliore coordinazione neuromuscolare favorisce schemi di movimento più efficienti. Questi cambiamenti contribuiscono in modo significativo a una maggiore prontezza per la neuroriabilitazione, creando le condizioni ideali per un apprendimento motorio più efficace e un recupero funzionale globale. In questo contesto, la regione occipitale non rappresenta solo un sito di trattamento locale, ma una vera e propria interfaccia regolatoria capace di influenzare la funzione posturale e neurologica dell’intero organismo.
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